Dopo quasi un mese dal terremoto che ci ha colpiti trovo il coraggio di scrivere due righe in proposito, fin ora non riuscivo a farlo avevo come un blocco enorme, ricordare quel momento e poi vivere ogni giorno questo senso di mancanza, di perdita un pò mi confonde e questo mi ha creato un blocco nello scrivere.
Cosa raccontarvi di questa esperienza che non avete già visto in tv?
L'unica cosa che per il momento so è che io, mio marito Gianni e il piccolino o piccolina che è dentro di me siamo stati più che fortunati, qualcuno da lassù ha davvero vegliato su di noi perchè siamo ancora qui a ridere, vivere , raccontare...
Sapete qual'è la cosa più assurda di tutta questa faccenda? E' che alla fine ci eravamo talmente abituati alle scosse che c'erano ogni giorno che quando la sera del 5 Aprile alle 23.00 c'è stata quella scossa un pochino più forte noi siamo rimasti in casa tranquillamente pensando che fosse tutto come al solito. Ci dicevano di stare tranquilli, che L'Aquila è una zona sismica ed era normale che si verificasse un evento del genere, e che saremmo comunque stati al sicuro.
Siamo andati a dormire intorno all' una di notte e come ogni sera non riuscivo a non pensare all'eventualità che durante la notte potesse esserci una scossa più forte delle altre, ma tra un pensiero e l'altro il sonno ha preso il sopravvento e poi chi non si sente al sicuro nelal propria casa?
Svegliarsi di soprassalto
Erano le 3.35 circa del 6 Aprile 2009, il letto comincia a vibrare, le pareti fanno strani rumori e poi un boato mai sentito prima,apro gli occhi, è buio, mi sveglio di soprassalto e cerco di capire in quegli attimi di scarsa lucidità che sempre ci assalgono ad ogni risveglio cosa sta succedendo e subito mi rendo conto che questa volta è tutto diverso. Con un filo di voce chiamo Gianni che è al mio fianco nel letto lo cerco con la mano e tento di svegliarlo, non risponde, accendo la luce e quello che vedo mi spaventa.
Le pareti tremano, la casa sembra fatta di gommapiuma non appare più come solida roccia. Cerco di scendere dal letto e fuggire, ma una mano mi trattiene, è Gianni che mi abbraccia e mi sussurra di stare calma e che tutto finirà presto, ma non finisce e la paura cresce sempre di più.
Iniziamo a sentire oggetti che cadono in terra e si frantumano, questa volta è davvero diverso e quando anche mio marito se ne rende conto salta giù dal letto trascinandomi con forza e gridandomi di uscire.
Apriamo la porta che fortunatamente non è rimasta bloccata, a piedi nudi usciamo e ci avviciniamo al portone, le scale sono ancora in piedi sentiamo scendere le inquiline dell'ultimo piano che hanno in volto un'espressione terrorizzata, escono di corsa e poi la terra si ferma per un momento.
Forse incoscientemente, torniamo in casa e ci vestiamo con gli abiti che la sera prima avevamo lasciato sulla sedia, mi infilo per metà nella cabina armadio che è per lo più ostruita dia pannelli di legno rimasti incastrati tra le mensole, riesco a recuperare un paio di pantaloni e li infilo alla svelta, poi le scarpe, la borsa, il portafogli, le chiavi di casa e dell'auto tutte cose che erano all'ingresso. Usciamo in fretta infilandoci una giacca pensate e riusciamo persino a chiudere la porta di casa.
Capiamo immediatamente che ci è andata bene.
Usciti fuori la visuale è scarsa e la terra trema ancora, la polvere dei crolli ha creato una sorta di nebbia fitta, corriamo in strada stando attenti alle tegole che cadono dai tetti, siamo salvi!
Mi guardo intorno e non vedo altro che studenti e studentesse in lacrime, soli, al freddo, a piedi scalzi, guardo Gianni e gli stringo la mano, noi almeno siamo insieme, siamo una famiglia, loro sono soli e vorrei tanto poterli rassicurare e aiutare, ma non ne sono in grado purtroppo.
Trascorriamo fuori casa tutta la notte, ci allontaniamo dal centro storico, anche la nostra macchina non ha subito danni di nessuno tipo e ancora una volta ringrazio Dio per averci protetti.
Le scosse si sono susseguite durante tutta la notte, ma questo lo sapete già, alle prime luci del mattino siamo tornati in casa per un beve momento per recuperare il necessario e poi siamo tornati a Napoli dalle nostre famiglie che ora pazientemente ci ospitano e ci sono vicine.
Solo al nostro arrivo a casa dei mie ci rendiamo conto dell'enorme disastro che c'è stato dall'altra parte del centro storico e ancora una volta ringrazio Dio, noi siamo slavi davvero per miracolo , la zona in cui vivevamo non è stata così devastata come Via XX Settembre e le vie alle spalle di Piazza Duomo. Ho pregato tanto per le famiglie che hanno perso tutto, che hanno perso i loro cari e per tutti i giovani ragazzi morti nel crollo della casa dello studente, spero davvero che possano trovare la pace e ricominciare a vivere.
Il Presente e il FuturoE' inutile dire che dopo questa esperienza le vite di tutti noi sono cambiate, siamo persone diverse, guardiamo il mondo con occhi diversi e con più speranza.
Siamo ancora qui a Napoli, aspettiamo di poter riavere un posto nostro in cui vivere e siamo commossi dall'enorme solidarietà dimostrata nei confronti della popolazione aquilana e quindi anche nostra, forse non è tutto perduto, forse possiamo ancora sperare che al di là delle brutture del mondo c'è sempre l'amore, la solidarietà e la voglia di essere persone migliori aiutando chi ha più bisogno.
Grazie a tutti voi, grazie perchè anche una piccola parola di conforto è stata di grande aiuto, grazie perchè mi avete dimostrato il vostro affetto anche con un piccolo sms, grazie di vero cuore non lo dimenticherò.Grazie soprattutto ai nostri genitori ai nostri fratelli e sorelle avere loro è al più grande fortuna di questo mondo.
( Ciò che resta... )